Broni – Presentato “I Vajont”, film inchiesta sui disastri ambientali che hanno segnato l’Italia. Protti (Ad): “Appello ai sindaci, tutti devono sapere”

BRONI (PV) – Sabato 23 aprile, al teatro Carbonetti di Broni si è tenuta la prima nazionale di presentazione del Film Documentario “I Vajont”.

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Tentiamo di rendere il mesotelinoma una malattia cronica

CAVA MANARA. La sua speranza è tutta lì, in quella breve frase. Poche parole, scritte nel gergo asciutto dei medici. «Non segni di residua o recidiva malattia oncologica né di complicanze ai trattamenti», si legge nell’ultima Tac a cui Antonio Cerri si è sottoposto. «Oggi mi sento benino», dice prudente l’ex dipendente dell’Asl di Voghera che ad aprile del 2014 ha scoperto di essersi ammalato. «Facevo fatica a fare le scale, mi mancava un po’ il fiato», racconta il 65enne. Le prime analisi, poi la diagnosi: mesotelioma epitelioide pleurico. Maligno. Al polmone sinistro. Termini medici che significano solo una cosa: cancro dell’amianto. «Non me l’aspettavo, all’inizio ho reagito male». Poi però ha deciso di affrontare l’operazione chiamata “del calzino rovesciato”, che consiste nel rivoltare la pleura malata che ricopre il polmone per asportarla pur conservando l’organo. Per fare l’intervento è andato a Mestre, dall’equipe guidata del dottor Paolo Fontana. E oggi, a qualche mese di distanza dall’operazione, la sua speranza sta tutta in quelle poche parole scritte nel gergo asciutto dei medici.
E’ un messaggio di speranza quello che vuole lanciare Antonio Cerri, che oggi è in pensione e vive a Cava Manara. «Non bisogna abbattersi – dice – ma essere tempestivi nella diagnosi, affrontare la malattia fin da subito e cercare il modo giusto per combatterla». Lui è stato anche fortunato, «perché quando ha scoperto di avere il mesotelioma – spiega sua moglie – non c’era ancora nessun organo intaccato, né il diaframma né il pericardio». Oggi è al terzo ciclo di controlli post operatori, dopo aver fatto anche due serie di chemioterapia alla Clinica del lavoro alla Maugeri di Pavia («Dove mi sono trovato molto bene») e anche della radioterapia al Centro di Riferimento Oncologico di Aviano. «Oggi sono in pensione, ma prima ho lavorato per tanti anni all’Asl di Voghera – racconta Cerri – Facevo i prelievi ambientali sugli edifici, a Broni e in tutto l’Oltrepo, per verificare l’indice di degrado dei manufatti in amianto». Nell’aprile scorso, però, ha iniziato a sentire un po’ di affanno facendo le scale. «Ho fatto una visita cardiologica, e mi hanno trovato dell’acqua nel polmone – racconta il pensionato – Mi hanno subito ricoverato e fatto anche una biopsia». Così hanno scoperto il male che stava sviluppandosi nel suo polmone sinistro. «All’inizio ho fatto alcuni cicli di chemioterapia alla Pneumologia del San Matteo, dove mi sono trovato molto bene – racconta ancora Cerri – Nel frattempo un amico mi ha messo in contatto con l’associazione Avani». Da qui è venuto il consiglio di contattare il dottor Fontana e il professor Luciano Mutti, che dirige il Dipartimento di ricerca e cura del mesotelioma. Poi il viaggio per fare l’operazione. «All’ospedale dell’Angelo di Mestre sono stato ricoverato 23 giorni – sottolinea – Noi abbiamo scelto di stare in albergo, ma c’era anche una struttura di suore dove con un cifra modesta ti davano ospitalità». A suggerire la terapia post intervento è stato ancora il professor Mutti. «Ho fatto la chemio a Pavia e la radio ad Aviano – spiega il pensionato – dove hanno esperienza nei casi di rimozione totale della pleura». «Mi piacerebbe che tutta questa organizzazione fosse concentrata al San Matteo – dice Silvio Mingrino, presidente dell’Associazione vittime dell’amianto – che ci viene invidiata come un’eccellenza nazionale». Oggi Antonio Cerri può sbottonarsi la camicia e mostrare la cicatrice che corre sulle costole. Mentre la guarda pensa a quelle poche parole scritte nel gergo asciutto dei medici, che gli fanno confidare di uscire vincitore da quella guerra impari che si chiama Mesotelioma pleurico.

Gabriele Conta

 

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